Quando Maria Callas nacque, il 2 dicembre 1923 a New York, sua madre aspettava un maschio.
Più precisamente, aspettava un altro Vassilios.
Vassilios era il figlio che Evangelia Dimitriadou e Georgios Kalogeropoulos avevano perso piccolissimo, a circa tre anni, per una meningite. Il bambino portava il nome del nonno paterno, Vassilis Kalogeropoulos. Poco tempo dopo la sua morte Evangelia rimase nuovamente incinta e, durante quella gravidanza, la famiglia lasciò la Grecia per gli Stati Uniti.
Evangelia era convinta che sarebbe nato un altro maschio. Treccani scrive che aspettava «un secondo Vassilios».
Nacque invece una bambina.
Il rifiuto iniziale della madre è documentato. Prima ancora di venire al mondo, quella bambina arrivava quindi in un posto sul quale era stato proiettato il desiderio di ritrovare qualcun altro.
In psicogenealogia una nascita come questa dice già moltissimo. C’è un bambino morto, una nuova gravidanza arrivata poco dopo, l’attesa esplicita di un altro figlio maschio e persino un nome pronto ad attraversare nuovamente la famiglia.
Poi nasce lei.
Maria nasce non essendo il bambino che sua madre desiderava. Poi scopre di possedere qualcosa che la rende desiderabile: la voce.
È da questa bambina che voglio partire. Molto prima della Scala, di Onassis, delle pellicce, dei fotografi e della Divina. Maria Callas è diventata un mito, e i miti hanno il brutto vizio di coprire le persone che c’erano prima.
Prima di Maria
Quando lavoro su un albero genealogico, difficilmente la storia comincia dalla persona che ho davanti.
Sul ramo paterno troviamo Vassilis e Fotini Kalogeropoulos. Uno dei loro figli, Georgios, il futuro padre di Maria, studiò farmacia ad Atene e divenne farmacista. Un altro figlio, Tasos, morì prematuramente di tubercolosi.
Vassilios, il fratello morto di Maria, portava dunque il nome del nonno. Questo particolare per me conta: Vassilis, il nonno. Vassilios, il nipote. Vassilios muore. Evangelia rimane incinta e aspetta un secondo Vassilios.
Il nome tiene aperto un filo tra le generazioni ancora prima che Maria entri nella storia.
Sul ramo materno troviamo invece i Dimitriadis. Evangelia, chiamata Litsa, proveniva da una famiglia di militari e proprietari terrieri nella quale la musica era presente. Lei e la sorella Sofia studiarono musica e mandolino durante gli anni della scuola.
Maria, quindi, trova già qualcosa sul ramo materno. Ed è una delle cose che più mi interessano quando osservo un talento dentro un albero genealogico. Una capacità può comparire in forme diverse nelle generazioni: qualcuno la coltiva appena, qualcuno deve abbandonarla, qualcuno la tiene ai margini della propria vita. Poi arriva una persona nella quale quella stessa possibilità trova uno spazio enorme.
Con Maria diventerà una voce capace di attraversare il mondo.
Ma c’è un altro nome sul quale vale la pena fermarsi.
Evangelia, Maria e l’annuncio
Evangelia.
È il nome della madre di Maria e deriva dal greco, portando con sé l’idea della buona notizia, del buon annuncio, del messaggio portato.
Quando me ne sono accorta, mi sono fermata.
Nella tradizione cristiana l’annuncio per eccellenza è rivolto proprio a Maria. L’angelo le parla, la sua voce le annuncia che darà alla luce un figlio maschio.
Nella famiglia Callas la sequenza sembra quasi specchiarsi e rovesciarsi: Evangelia attende un figlio maschio, ma nasce Maria. E sarà proprio Maria a trovare nella voce ciò che la renderà prima riconosciuta dalla madre e poi ascoltata dal mondo.
Quando lavoro sui nomi, capita che qualcuno mi dica: «Ma i miei genitori non sapevano tutte queste cose».
Certo. Quasi nessuno sceglie il nome di un figlio dopo averne studiato etimologia, simbologia, storia e possibili risonanze. Lo scegliamo perché ci piace, perché apparteneva a qualcuno, perché ci ricorda una persona, perché suona bene o semplicemente perché, tra cento nomi, sentiamo che è quello giusto.
Il lavoro sul nome comincia anche da qui: lo rimettiamo dentro la storia della persona e della sua famiglia e osserviamo che cosa racconta, quali immagini richiama, quali legami crea, quali corrispondenze emergono.
Con Maria Callas ne emergono parecchie. A cominciare dal fatto che Maria non nasce Maria.
Sophie, Mary, Marianna, Maria
Alla nascita viene registrata a New York con i nomi Sophie Cecelia. Anna e Maria vengono aggiunti con il battesimo e durante l’infanzia è Mary Kalos.
Quando torna in Grecia compare come Mary Kalogeropoulou e poi Marianna. Nel 1945 troviamo già Mary Callas. Con l’inizio della carriera italiana diventerà definitivamente Maria Callas e, dopo il matrimonio, Maria Meneghini Callas.
Alla fine resteranno due parole: Maria Callas.
E poi ne arriverà un’altra: La Divina.
Sophie, Mary, Marianna, Maria. Una donna che attraverserà più nomi prima di diventare, per tutti, Maria Callas.
Nel mio lavoro avevo già incontrato il nome Maria. Deriva dall’ebraico Miryam, la cui etimologia è discussa e al quale nel corso dei secoli sono stati attribuiti diversi significati. Tra questi troviamo amata e desiderata.
Desiderata. Proprio lei, che al momento della nascita non era ciò che sua madre aveva desiderato.
C’è poi Sophie, dal greco sophía, sapienza. Sofia si chiamava anche una delle sorelle di Evangelia e la corrispondenza esiste nell’albero. Cecelia, Cecilia, porta invece con sé nella nostra cultura l’immagine di Santa Cecilia, patrona della musica.
Presi separatamente sono nomi. Rimessi dentro la storia di Maria, cominciano a parlare tra loro.
È una delle ragioni per cui trovo così affascinante lavorare sui nomi. Una volta riportati dentro l’albero al quale appartengono, possono mostrare legami che sulla carta non avremmo nemmeno pensato di cercare.
«Quando cantavo, ero davvero amata»
Maria crebbe a New York insieme alla sorella maggiore Jackie, in una famiglia attraversata dalle continue tensioni tra i genitori. E crebbe sentendosi anche la sorella meno bella.
In un lungo ritratto pubblicato da TIME nel 1956 raccontò che Jackie era magra, bella, socievole e preferita dalla madre. Lei si descrisse invece come il brutto anatroccolo: grassa, goffa, impopolare. Ricordava quanto fosse crudele far sentire un bambino brutto e indesiderato.
Poi arrivò la musica.
Maria cominciò a cantare, partecipò a concorsi radiofonici, prese lezioni. Evangelia si accorse che quella figlia possedeva qualcosa di straordinario e cominciò a spingerla sempre di più verso il canto.
Maria lo avrebbe raccontato con una frase che, dentro la sua storia, pesa moltissimo:
«Quando cantavo, ero davvero amata.»
Quando nel 1937 Evangelia lasciò il marito e tornò ad Atene con le figlie, la formazione musicale di Maria diventò sempre più seria. Studiò al Conservatorio, incontrò insegnanti fondamentali e lavorò moltissimo. Durante gli anni della guerra e dell’occupazione continuò a studiare e a esibirsi. La ragazza arrivata in Grecia come Mary stava lentamente costruendo Maria Callas.
Il rapporto con la madre rimase difficile. Da adulta Maria avrebbe parlato con amarezza dell’infanzia trascorsa a cantare e a lavorare invece di vivere come una bambina.
Quella voce era ormai diventata talento, lavoro e anche il luogo nel quale Maria aveva imparato a sentirsi riconosciuta.
Costruire la Callas
Nel 1945 Maria tornò negli Stati Uniti. Non vedeva il padre da otto anni. Due anni dopo arrivò in Italia e a Verona conobbe Giovanni Battista Meneghini, industriale e appassionato d’opera, ventotto anni più anziano di lei. Divenne il suo compagno, poi suo marito e una figura fondamentale anche nella gestione della carriera.
Intanto Maria stava diventando Callas.
Verona, Venezia, Firenze, Milano. Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini. La Scala.
La sua grandezza andava ben oltre le possibilità tecniche della voce. Callas restituì al canto lirico una forza drammatica che contribuì a cambiare profondamente il modo di interpretare molti ruoli. Sul palcoscenico il personaggio sembrava attraversarla.
Anche fisicamente si trasformò. Perse molto peso, cambiò immagine, diventò elegantissima. La ragazza che si era sentita brutta e goffa diventò una delle donne più fotografate e riconoscibili del suo tempo.
A quel punto Maria Callas non bastava più. Divenne La Divina.
Una parola enorme da mettere addosso a qualcuno.
Essere scelta
Nella vita adulta di Maria compaiono più volte uomini molto più grandi di lei. Durante gli anni greci ci fu il medico Ilias Papatestas, figura importante e protettiva. Poi Meneghini, ventotto anni più anziano. Infine Aristotele Onassis, più grande di lei di circa diciassette anni.
Il padre era rimasto negli Stati Uniti quando Evangelia aveva riportato le figlie in Grecia e Maria trascorse otto anni senza vederlo. Più avanti Meneghini diventò marito, compagno e gestì molti aspetti della sua vita professionale.
Dentro queste relazioni ritrovo il tema della protezione e quello della scelta. Con Onassis quest’ultimo diventerà particolarmente doloroso. Quando lui sposò Jacqueline Kennedy nel 1968, per Maria fu un colpo durissimo.
I giornali trasformarono quella storia nel grande triangolo Callas-Onassis-Kennedy. Quell’abbandono tocca un punto che nella storia di Maria abbiamo già incontrato: essere desiderata, riconosciuta, scelta.
Quando la voce comincia a mancare
La voce della Callas aveva iniziato a mostrare difficoltà già da tempo. Sulle cause sono state formulate spiegazioni diverse e ancora oggi la questione viene discussa.
Per Maria quella voce aveva significato molto più di una carriera. Era comparsa nell’infanzia insieme al riconoscimento, poi era diventata lavoro, identità, successo e il tratto attraverso il quale il mondo intero la riconosceva. Era stata anche, nelle sue stesse parole, qualcosa attraverso cui sentirsi amata.
Quando cominciò a venirle meno, cambiò inevitabilmente molto più del lavoro di una cantante.
Negli ultimi anni arrivarono anche altre perdite. Onassis morì nel marzo del 1975. Pier Paolo Pasolini, con il quale Maria aveva stretto un rapporto profondo dopo Medea, morì pochi mesi dopo. Nel 1976 morì Luchino Visconti.
Maria si ritirò sempre di più nel suo appartamento di Parigi e lì morì il 16 settembre 1977, a cinquantatré anni.
Di lei sono rimasti i dischi, le registrazioni, le fotografie, i grandi ruoli, gli amori raccontati fino allo sfinimento e quel soprannome che sembra quasi inghiottire tutto il resto: La Divina.
Dopo aver attraversato il suo albero genealogico, a me interessa ancora di più la donna che c’era sotto.
Sophie, Mary, Marianna.
Maria.
Rimane Maria.
