Vi è mai capitato di avere una o più domande che frullano nella testa per giorni, a volte per mesi? Ci torniamo sopra mentre facciamo altro, ne parliamo con qualcuno, cambiamo idea, ci convinciamo di aver trovato una risposta. Poi basta un episodio, una telefonata, una frase apparentemente insignificante e siamo di nuovo al punto di partenza. Altre volte, invece, non sappiamo nemmeno bene che cosa chiedere. Sappiamo soltanto che vorremmo capire qualcosa di più. E se lo chiedessimo ai Tarocchi?
Mi piace immaginare quante persone, nel corso dei secoli, si siano sedute davanti a un mazzo di carte con una domanda, una speranza, un timore o una gran curiosità. Cambiano gli abiti, le abitudini, i modi di vivere, ma certe domande rimangono sorprendentemente simili. Mi ama? Tornerà? È il momento di cambiare lavoro? Sto facendo la scelta giusta? E, soprattutto, che cosa succederà? Dietro queste domande, però, c’è spesso molto più di quanto sembri. Un «Tornerà?» può racchiudere mesi di attesa, un amore che non si riesce a lasciare andare, la speranza di ricominciare oppure il timore di dover accettare una conclusione. Un dubbio professionale può nascondere desideri coltivati per anni, responsabilità familiari, aspettative e rinunce. Per questo non considero mai una domanda soltanto per le parole con cui viene formulata: a volte ciò che una persona desidera sapere è chiarissimo, altre volte bisogna ascoltare un po’ di più per capire dove vuole davvero arrivare.
Una domanda, un mazzo di carte e tutto quello che può emergere
Ogni consulto comincia in modo diverso. C’è chi arriva con una domanda precisa, magari rimuginata per settimane, e chi ha bisogno di raccontarmi prima una situazione complicata. A volte bastano poche parole, altre ne servono molte di più. Mi piace ascoltare, capire che cosa la persona desidera davvero chiedere e, quando necessario, aiutarla a trovare una formulazione che abbia senso. Solo allora preparo le carte. Mescolo il mazzo, mi concentro sulla domanda e chiedo un momento di silenzio. Poi dispongo le carte sul tavolo e comincio a osservare. È un momento che amo particolarmente: le immagini sono quelle che conosco da anni, eppure non so mai in anticipo quale combinazione comparirà, quale particolare richiamerà la mia attenzione o in che direzione si svilupperà la lettura.
Conoscere i significati tradizionali degli Arcani è fondamentale, ma non basta. Osservo le figure, i simboli, le posizioni, le direzioni degli sguardi e soprattutto i rapporti che si creano tra le carte. Una figura che isolatamente sembrerebbe suggerire una certa interpretazione può raccontare qualcosa di diverso quando viene affiancata da altre. Pensiamo all’Eremita, spesso associato alla ricerca interiore, alla prudenza, alla solitudine. Ma quella solitudine è desiderata oppure subita? È un tempo necessario per riflettere o una distanza che si sta creando tra due persone? E che cosa accade se accanto compare una carta che parla di movimento, di apertura o di una decisione imminente? Non si tratta di attribuire alle carte qualsiasi significato ci faccia comodo. Al contrario, bisogna conoscerne il linguaggio, saper distinguere le sfumature e non fermarsi alla prima interpretazione disponibile.
Alcune combinazioni sembrano parlare con grande chiarezza, altre richiedono più attenzione. Può capitare che un particolare inizialmente trascurato diventi importante soltanto quando si osserva l’intera stesa. Non ho mai smesso di studiare i Tarocchi, e credo che difficilmente smetterò. Più li approfondisco, più mi accorgo di quante possibilità racchiudano, non soltanto per la ricchezza dei simboli e della loro storia, ma per ciò che accade quando quelle immagini vengono interrogate e cominciano a dialogare tra loro.
Come i Tarocchi mi hanno conquistata
Ho incontrato i Tarocchi durante la mia formazione in Psicobiogenealogia, mentre frequentavo in Accademia il percorso Il Senso del Clan. Fu proprio lì che venni introdotta alla Mappa dei Talenti, uno strumento basato sui 22 Arcani Maggiori. Non immaginavo certo che quell’incontro avrebbe acceso una passione così grande. Mi si è letteralmente aperto un mondo e i Tarocchi mi hanno conquistata. Da allora ho continuato a studiarli, approfondendone la storia, i simboli, le tradizioni e la cartomanzia. E non mi sono fermata lì: sono diventata anche un’appassionata collezionista di mazzi. Alcuni mi affascinano per le illustrazioni, altri per la loro storia, altri ancora per il modo in cui interpretano gli Arcani. E resistere alla tentazione di aggiungerne uno alla collezione non è sempre facile!
Mi affascina anche la lunga storia della cartomanzia. I salotti, le fiere, i manifesti pubblicitari, i piccoli annunci che promettevano di svelare il destino. Immagino le persone che si avvicinavano a quei tavoli, magari con un po’ di esitazione, cercando di nascondere l’emozione o fingendo di essere lì soltanto per curiosità. Oggi si può richiedere una lettura anche attraverso uno schermo, magari dopo aver scoperto un articolo come questo. Sono cambiati gli strumenti, le distanze e il modo di incontrarsi, ma il desiderio di conoscere ciò che ancora non sappiamo continua ad accompagnarci.

Così, nel tempo, anche la lettura dei Tarocchi ha trovato il suo spazio nel mio studio olistico. Non come una tecnica da integrare necessariamente con la riflessologia plantare o con la naturopatia, ma come una pratica con una propria identità, nata da un incontro inaspettato e diventata una delle mie grandi passioni. E naturalmente, quando si parla di cartomanzia, prima o poi arriva una domanda alla quale è difficile sottrarsi: i Tarocchi possono prevedere il futuro?
La divinazione appartiene alla loro tradizione e non sento il bisogno di negarla o di trasformare ogni lettura in un esercizio esclusivamente psicologico. Credo che attraverso le carte possano emergere indicazioni su ciò che potrebbe accadere, sviluppi possibili e aspetti di una situazione che meritano attenzione. Questo, però, non significa considerare ogni previsione una sentenza irrevocabile. Nel frattempo le persone prendono decisioni, cambiano idea, incontrano imprevisti, perdono occasioni oppure ne creano di nuove. Anche chi ci sta accanto continua a scegliere. Una possibilità che emerge oggi potrebbe modificarsi domani, proprio perché la vita non rimane immobile ad aspettare che una previsione si realizzi. Non considero sbagliato chiedere che cosa potrebbe accadere: è una delle ragioni per cui le persone consultano i Tarocchi, ed è una domanda che merita rispetto. Trovo però importante distinguere tra una direzione che si delinea e la pretesa di conoscere con assoluta certezza ogni evento futuro.
La Morte, la Torre, il Diavolo: e adesso?
Immaginate di essere seduti davanti a una stesa e di vedere comparire la Morte. Oppure la Torre. O magari il Diavolo. Ammettiamolo, non sono proprio le immagini che ci aspetteremmo di trovare su un biglietto di auguri. La Morte avanza con la sua falce, la Torre viene colpita e le figure precipitano, il Diavolo domina una scena che difficilmente associamo a qualcosa di rassicurante. Sono immagini potenti, a volte inquietanti, e proprio per questo sarebbe un peccato ridurle a tre etichette: morte, disgrazia e male.

La Morte può indicare una conclusione, una trasformazione, qualcosa che non può più continuare nella forma precedente. La Torre può rappresentare una rottura improvvisa, una certezza che vacilla, una struttura che non regge più. Il Diavolo può richiamare il desiderio, l’attrazione, la dipendenza, il potere o i legami dai quali fatichiamo a liberarci. Ma attenzione anche all’eccesso opposto: voler trovare a tutti i costi un significato positivo. Una separazione può essere necessaria e contemporaneamente dolorosa. Un cambiamento può aprire nuove possibilità, ma comportare perdite e difficoltà. Un legame molto intenso può essere meraviglioso oppure diventare una prigione. È il contesto a fare la differenza: la stessa carta, davanti a domande diverse e accompagnata da Arcani differenti, non racconta necessariamente la stessa storia.
Può capitare che una persona si preoccupi alla comparsa di una carta e poi si sorprenda ascoltandone l’interpretazione. Altre volte una carta apparentemente favorevole richiede invece qualche riflessione in più. Non è sufficiente dividere il mazzo tra carte belle e carte brutte: significherebbe perdere gran parte della sua ricchezza. Se una stesa presenta elementi difficili, preferisco affrontarli per ciò che suggeriscono, senza addolcirli artificialmente ma neppure trasformarli in annunci di sventura. Chi viene a consultare le carte può già avere preoccupazioni importanti e non vedo alcuna ragione per aggiungere paura soltanto per rendere una lettura più impressionante.
Non tutte le domande sono uguali
Una mamma, per esempio, potrebbe chiedermi se il genero è sincero con sua figlia, se la tradisce o quali intenzioni nasconde. A una domanda del genere non rispondo mai. Non spetta a me entrare nella vita privata di due persone assenti, che non hanno chiesto alcuna lettura e delle quali, oltretutto, sto ascoltando soltanto il racconto di qualcun altro. Diverso sarebbe se quella mamma mi parlasse delle proprie preoccupazioni, del rapporto con la figlia, delle difficoltà che sta vivendo e del suo desiderio di capire come comportarsi. In quel caso potremmo occuparci di lei, di ciò che prova e della situazione che la riguarda direttamente, senza trasformare il consulto in un’indagine sulla vita degli altri.
Non significa che le questioni sentimentali o familiari debbano essere escluse, tutt’altro. Sono spesso tra gli argomenti più richiesti. Ma c’è differenza tra esplorare una relazione che ci riguarda e pretendere di conoscere ogni pensiero, conversazione o comportamento di qualcun altro. Ci sono poi ambiti che richiedono competenze differenti dalle mie: non utilizzo le carte per formulare diagnosi, prevedere l’esito di una malattia o sostituire le valutazioni di medici, psicologi, avvocati e altri professionisti. E c’è un altro confine al quale tengo molto: non vorrei che qualcuno arrivasse a non riuscire più a prendere una decisione senza consultare prima i Tarocchi. Può sembrare curioso detto da una cartomante, ma non vedo alcuna contraddizione. Si può credere nella divinazione, riconoscere il valore di ciò che emerge dalle carte e continuare ad assumersi la responsabilità della propria vita. Una cosa è desiderare una lettura, un’altra è sentire di non poterne fare a meno per ogni piccola scelta.

Guardando questa litografia di Paul Gavarni, mi viene da chiedermi che cosa stesse domandando quella giovane donna alla cartomante. Forse una questione d’amore, un matrimonio, un viaggio, una decisione che non osava prendere. Non possiamo saperlo, naturalmente. Ma mi piace immaginare che, nonostante i quasi due secoli che ci separano da quella scena, alcune delle sue domande potrebbero essere identiche a quelle che ascolto oggi. Chissà se era emozionata, se sperava di sentirsi dire qualcosa di preciso, se aveva trascorso la notte precedente a pensare a quella domanda oppure se aveva deciso di entrare all’ultimo momento, spinta da un impulso improvviso.
Ci sono domande che arrivano quasi sottovoce, altre che vengono pronunciate tutte d’un fiato. Qualcuno sorride quando riconosce una situazione nelle carte, qualcun altro rimane in silenzio per qualche istante. E qualche volta sono proprio le carte a portare il discorso dove non pensavamo sarebbe arrivato. È una delle cose che amo di questo lavoro: non sapere in anticipo che cosa troveremo sul tavolo. Posso conoscere gli Arcani, studiarli da anni, avere familiarità con le loro immagini, ma ogni lettura richiede comunque attenzione. Non posso decidere prima che cosa dovranno raccontare.
Ogni consulto nasce da una domanda, da una curiosità o dal desiderio di fare chiarezza. E ogni volta, quando le carte vengono disposte sul tavolo, comincia una storia diversa.
E tu, quale domanda porteresti davanti ai Tarocchi?
Se ti piacerebbe scoprirlo, possiamo farlo insieme durante una lettura individuale. Sarà un’occasione per dedicare attenzione a ciò che ti sta a cuore, esplorare quello che emerge dalle carte e, magari, trovare una prospettiva che ancora non avevi considerato.
Crediti immagini: P. Cousturier, Andréa, la tireuse de cartes, Wikimedia Commons, CC0; Paul Gavarni, La Tireuse de cartes (1847), Rijksmuseum, CC0. Arcani XIII, XVI e XV: modello Nicolas Conver (1760), riproduzioni Reality Publishing (2020), Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, composizione grafica adattata. XIII · XVI · XV · Licenza.
