La notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre è conosciuta soprattutto per Halloween, con le sue zucche illuminate, i travestimenti e le storie di fantasmi. Dietro questa festa, ormai diventata un appuntamento commerciale e popolare in gran parte del mondo, si trova però una storia molto più antica, che ci conduce nell’Irlanda medievale, nelle tradizioni celtiche e in un modo di concepire il rapporto tra gli esseri umani, la natura e l’Altromondo profondamente diverso da quello al quale siamo abituati.
È la storia di Samhain, una delle quattro grandi feste stagionali del calendario gaelico, insieme a Imbolc, Beltane e Lughnasadh.
Il nome Samhain deriva dall’antico irlandese e viene generalmente interpretato come «fine dell’estate». La ricorrenza segnava il passaggio dalla stagione luminosa a quella oscura, un cambiamento che per le antiche comunità agricole e pastorali aveva conseguenze molto concrete. Gli animali rientravano dai pascoli estivi, gli ultimi raccolti venivano sistemati e si facevano i preparativi per affrontare i mesi freddi. Era il momento di verificare le provviste, organizzare le risorse e prepararsi a un periodo nel quale la sopravvivenza dipendeva anche da quanto era stato fatto durante la bella stagione.
Nelle fonti irlandesi medievali, Samhain compare inoltre come occasione di grandi raduni, banchetti e avvenimenti straordinari. Non era dunque soltanto una festa legata al lavoro nei campi, ma un momento importante della vita collettiva, intorno al quale si concentravano racconti, credenze e tradizioni.
Quando l’Altromondo si avvicina
Uno degli aspetti più affascinanti di Samhain riguarda il suo legame con l’Altromondo, una dimensione che occupa un posto fondamentale nella mitologia irlandese. Non coincide esattamente con il nostro concetto di aldilà e non è necessariamente il luogo dei morti. È anche il regno degli esseri soprannaturali, dei sídhe, delle figure divine e di creature che possono entrare in relazione con il mondo umano.
Nelle antiche narrazioni irlandesi, Samhain è spesso il momento nel quale avvengono incontri insoliti, si aprono passaggi e vengono meno alcune delle separazioni che normalmente distinguono questi mondi. Il confine tra ciò che appartiene alla realtà quotidiana e ciò che proviene dall’Altromondo diventa più facilmente attraversabile.
Da questa concezione deriva l’immagine, oggi molto diffusa nella spiritualità contemporanea, del velo tra i mondi che si assottiglia. È importante precisare che questa formulazione non è una citazione delle antiche fonti celtiche, ma un’espressione successiva che riassume efficacemente il significato attribuito alla ricorrenza.
Personalmente trovo questa immagine particolarmente suggestiva, perché appartiene a un modo di vivere la spiritualità che sento vicino. Credo nell’esistenza di una dimensione invisibile e nella possibilità che, in determinate circostanze, possiamo entrare in relazione con realtà che non appartengono alla nostra esperienza ordinaria. Non penso che ogni fenomeno insolito debba necessariamente avere un’origine spirituale, ma nemmeno che ogni esperienza debba essere ricondotta, per forza, a una spiegazione psicologica o razionale.
Del resto, il rapporto con l’invisibile accompagna l’umanità da molto prima che esistessero le categorie con le quali oggi cerchiamo di interpretarlo.
Fuochi, presagi e antiche usanze
Il fuoco occupava un posto importante nelle celebrazioni stagionali delle comunità gaeliche. Le tradizioni folkloriche documentate soprattutto in epoche più recenti raccontano di grandi falò accesi durante la notte di Halloween, di braci portate nelle case e di pratiche destinate a proteggere persone, animali e abitazioni. Non tutte queste usanze possono essere ricondotte con certezza all’epoca precristiana, ma testimoniano la lunga continuità di un immaginario nel quale il fuoco rappresentava protezione, purificazione e passaggio.
Samhain era inoltre associato alla divinazione, soprattutto nelle tradizioni popolari irlandesi e scozzesi. Durante le riunioni familiari e comunitarie si praticavano giochi e rituali per conoscere qualcosa del futuro, in particolare riguardo al matrimonio, alla fortuna e agli avvenimenti dell’anno successivo.

Le mele e le nocciole, per esempio, erano protagoniste di numerose pratiche divinatorie. Si osservava il comportamento delle nocciole gettate sul fuoco, si cercavano presagi nelle bucce delle mele oppure si nascondevano piccoli oggetti nei cibi preparati per la festa. Un anello poteva annunciare un matrimonio, mentre altri oggetti venivano interpretati come simboli di differenti destini.
Oggi alcune di queste usanze possono sembrare semplici giochi popolari, ma appartengono a una tradizione nella quale la divinazione era parte della vita quotidiana. Il desiderio di interrogare ciò che ancora non conosciamo, di riconoscere un segno o di comprendere quale direzione stia prendendo la nostra esistenza non è certo un’invenzione contemporanea.
Anche per questo considero la divinazione qualcosa di più interessante della semplice curiosità sul futuro. Nel mio percorso personale, e in particolare attraverso i Tarocchi e gli Oracoli, rappresenta una modalità di relazione con il simbolo, con l’intuizione e con quella dimensione spirituale che continua a essere parte importante della mia vita.
Samhain e il ricordo dei defunti
Oggi Samhain viene frequentemente associato al culto degli antenati e alla possibilità di entrare in contatto con i defunti. È un aspetto centrale soprattutto nelle celebrazioni neopagane contemporanee, mentre le testimonianze storiche più antiche presentano una realtà più articolata, nella quale l’Altromondo non coincide semplicemente con il regno dei morti.
Il legame tra questo periodo dell’anno e la commemorazione dei defunti si è comunque consolidato nel corso dei secoli, anche attraverso le tradizioni cristiane di Ognissanti e della Commemorazione dei fedeli defunti, celebrate rispettivamente il 1° e il 2 novembre.
In molte famiglie italiane, ancora oggi, questi giorni sono accompagnati da gesti che si ripetono da generazioni: la visita al cimitero, i fiori sulle tombe, le candele accese, la preparazione di dolci tradizionali. Sono consuetudini che appartengono a una storia religiosa e culturale differente da quella di Samhain, ma che esprimono un bisogno umano comune: mantenere un rapporto con chi ci ha preceduto.

È un argomento che sento particolarmente vicino anche per il mio interesse e il mio lavoro nella psicogenealogia. Quando ricostruiamo un albero genealogico, incontriamo persone delle quali, a volte, conosciamo soltanto il nome e poche date. Altre volte emergono vicende complesse, partenze, lutti, legami interrotti, scelte difficili, segreti familiari o avvenimenti dei quali nessuno parlava più. Sono proprio queste storie, e il significato che possono assumere per le generazioni successive, al centro della riflessione sulle eredità familiari e l’albero genealogico.
Ritrovare queste storie non significa necessariamente attribuire loro un’influenza sulla nostra vita presente. Significa, prima di tutto, riconoscere che sono esistite e che appartengono alla storia della famiglia dalla quale proveniamo.
Mi colpisce sempre pensare a quante persone siano state necessarie perché ciascuno di noi potesse essere qui. Persone che non abbiamo conosciuto, delle quali forse non sapremo mai nulla, ma che hanno avuto una vita intera, fatta di desideri, paure, soddisfazioni e delusioni, proprio come la nostra.
Ricordare gli antenati non significa neppure idealizzarli. Non tutte le storie familiari sono felici e non tutti i legami meritano di essere celebrati. Si può riconoscere la propria provenienza senza sentirsi obbligati a giustificare ciò che è accaduto, né a provare gratitudine per esperienze che hanno lasciato sofferenza.
Anche questa, a mio avviso, è una forma di rispetto per la memoria.
La metà oscura dell’anno
Nella Ruota dell’Anno, così come viene celebrata da molte tradizioni neopagane contemporanee, Samhain occupa un posto particolarmente significativo. È spesso considerato la conclusione di un ciclo e, simbolicamente, l’inizio di quello successivo.
L’ingresso nella stagione oscura non viene interpretato come qualcosa di negativo. Il buio appartiene al ritmo naturale della vita, esattamente come la luce. La terra attraversa un periodo di riposo, molte piante rallentano la propria attività e ciò che avviene sotto la superficie diventa meno visibile ai nostri occhi.
Trovo interessante che la nostra cultura tenda invece ad associare quasi automaticamente la luce a ciò che è positivo e l’oscurità a qualcosa da temere o da combattere. Eppure la notte, il silenzio e il riposo hanno una loro funzione, anche nella nostra esistenza.
Non credo sia necessario trasformare ogni cambiamento stagionale in un esercizio di crescita personale. A volte possiamo semplicemente osservare ciò che accade intorno a noi, riconoscere il mutare delle stagioni e concederci di vivere un ritmo differente.
Samhain, per me, appartiene anche a questo.
Celebrare Samhain oggi
Chi segue una tradizione spirituale pagana o neopagana può celebrare Samhain attraverso rituali, meditazioni, pratiche divinatorie, offerte simboliche e momenti dedicati agli antenati. Alcune persone preparano un piccolo altare con fotografie, candele e oggetti appartenuti ai propri cari; altre dedicano la serata alla lettura dei Tarocchi, alla contemplazione o al raccoglimento.

Non esiste tuttavia un unico modo di celebrare questa ricorrenza, né una cerimonia universalmente condivisa. Le pratiche contemporanee nascono dall’incontro tra fonti storiche, folklore, tradizioni spirituali moderne e sensibilità personali.
Per quanto mi riguarda, ciò che conta è il significato attribuito ai gesti, non la loro complessità. Una candela accesa in ricordo di qualcuno, un momento dedicato alla propria spiritualità o una semplice passeggiata nel bosco possono avere un valore profondo, quando corrispondono a qualcosa che sentiamo autenticamente.
Questa notte, come ogni anno, Samhain mi ricorderà il legame tra ciò che è stato e ciò che continua, tra il mondo che conosco e quello che ancora desidero esplorare.
Mi piace che esista una ricorrenza capace di riunire la memoria degli antenati, le antiche tradizioni, la divinazione e il mistero dell’Altromondo. Sono temi che accompagnano da tempo il mio percorso e ai quali continuo ad avvicinarmi con curiosità, rispetto e, soprattutto, con il desiderio di approfondire.
Perché, dopo tanti secoli, continuiamo a interrogarci sulla morte, sull’esistenza degli spiriti e sulla possibilità che la realtà sia molto più vasta di quanto riusciamo a percepire.
E non credo che smetteremo tanto presto.
Buon Samhain.
