Quando si parla di frequenza dei trattamenti, per me c’è una distinzione importante da fare.
Puoi scegliere la riflessologia semplicemente perché hai voglia di fermarti, rilassarti e regalarti del tempo. Può essere un momento unico, ogni tanto, senza nessun altro obiettivo se non quello di vivere un’esperienza di profondo rilassamento e benessere.
E ci sta alla grande.
Se invece c’è una problematica di cui vuoi occuparti, il discorso cambia. In quel caso anche i tempi hanno la loro importanza.
Un trattamento ogni tanto o un percorso?
Se vuoi allenare e scolpire il corpo, andare in palestra una volta ogni tre mesi difficilmente sarà sufficiente. Puoi anche fare l’allenamento della vita, ma un corpo allenato per intercessione divina è difficile da ottenere.
O pensiamo alla mindfulness. Una meditazione ogni tanto può essere un’esperienza bellissima e farti stare bene in quel momento. Se però vuoi che quella pratica entri davvero nella tua quotidianità, cinque minuti con cadenza astrale difficilmente basteranno.
Nell’ambito olistico vale lo stesso principio.
Effetti e piccoli cambiamenti si percepiscono già dal primo incontro. Sentirli non significa però aver concluso.
Aspettarsi risultati importanti da una sola seduta o da appuntamenti molto sporadici è poco realistico. Anzi, diciamolo chiaramente: è un’illusione.
Se vogliamo occuparci seriamente di qualcosa servono costanza e il giusto ritmo.
Un trattamento olistico, qualunque sia, non è un miracolo.
Ogni quanto faccio riflessologia plantare
Nella mia pratica, di fronte a una problematica che richiede particolare attenzione, generalmente consiglio una seduta alla settimana per cinque o sei settimane.
Nelle situazioni più impegnative mi è capitato anche di iniziare con tre giorni consecutivi, per poi passare alla cadenza settimanale.
Queste indicazioni nascono dalla mia esperienza e dall’osservazione di quello che succede nel frattempo. Ciò che viene stimolato sul lettino continua infatti a essere elaborato nei giorni successivi.
Mi interessa quindi sapere come stai, quali sensazioni sono emerse, cosa è cambiato e dove c’è ancora bisogno di intervenire. Sono informazioni preziose per decidere come proseguire.
Cinque o sei appuntamenti non sono la replica dello stesso trattamento. La risposta che ricevo mi guida nella scelta degli strumenti e nel modo di procedere.
Quando consiglio un ciclo, ne indico anche i tempi: la distanza fra una seduta e l’altra è parte integrante di ciò che stiamo facendo.
Prendere un appuntamento con sé
La regolarità ha anche un altro valore: significa decidere che, in mezzo a tutto il resto, uno spazio per te esiste davvero.
Perché rimandare è facilissimo: la prossima settimana, quando avrò meno da fare, dopo quel periodo, appena sarò più tranquillo…
Sappiamo più o meno tutti come va a finire.
Il momento perfetto raramente compare da solo e ciò che ci fa stare bene scivola facilmente in fondo alla lista.
Se invece quella data è già in agenda, quello spazio è tuo.
La costanza serve anche a questo: a dare valore a ciò che hai deciso di fare per te, anziché accontentarti del tempo che avanza.
E dopo il primo ciclo?
Dal punto di vista olistico, la riflessologia accompagna l’organismo verso l’omeostasi.
Con il procedere delle sedute e l’evolversi della situazione, anche il ritmo cambia. Si può passare a una volta ogni due settimane, poi a una volta al mese, modulando via via gli intervalli.
È qui che comincia il mantenimento.
La vita, nel frattempo, continua a fare la vita. Sonno, preoccupazioni, periodi intensi, relazioni, abitudini, cambiamenti e imprevisti possono interferire con l’equilibrio raggiunto.
Sostenerlo nel tempo favorisce le naturali capacità di autoregolazione e autoguarigione.
La riflessologia consente inoltre di agire in modo mirato sull’apparato linfatico, sostenendone la funzione e favorendo i naturali processi di detossificazione. Un aiuto particolarmente prezioso nei periodi di maggior carico, per esempio durante una convalescenza o mentre si affrontano percorsi o terapie impegnative.
In queste fasi, favorire l’omeostasi significa aiutare il corpo a utilizzare al meglio le proprie risorse.
Il mantenimento può essere anche ciclico
Questo non significa avere un appuntamento mensile a vita.
Le sedute possono diradarsi fino ad arrivare a una pausa. Si può tornare alla riflessologia in alcuni momenti dell’anno o della propria vita: al cambio di stagione, durante un periodo particolarmente intenso, dopo una fase faticosa oppure semplicemente perché si sente il desiderio di dedicarsi nuovamente quello spazio.
E se nel frattempo la riflessologia diventa una piacevole abitudine, un appuntamento che scegli di conservare perché ti fa stare bene, ben venga.
Prendersi cura del proprio benessere anche quando non c’è qualcosa da “sistemare” è tempo speso bene.
Molto bene.
Per me la continuità ha questo significato: quando decidiamo di occuparci di una problematica, le diamo il tempo e il ritmo necessari. In seguito possiamo rallentare, fermarci e tornare quando ne sentiamo il bisogno.
Questa è la mia indicazione professionale. Poi ognuno valuta e sceglie per sé.
Perché la riflessologia può trovare posto nella nostra vita in modi diversi: può accompagnarci in un momento particolare, aiutarci a ritrovare e sostenere il nostro equilibrio oppure essere semplicemente quello spazio in cui, per un po’, ci fermiamo e lasciamo che qualcuno si prenda cura di noi.
E questo è già un ottimo motivo per sdraiarsi su quel lettino.
