In questo periodo mi garba ascoltare playlist anni Settanta e Ottanta.

Dentro ci finiscono Depeche Mode, Tears for Fears, Genesis, Police, Cindy Lauper, ma anche Alice, Battiato, De André, Rino Gaetano, Branduardi.

Un caos, in effetti, ma mi piace. E mi piace quando, all’improvviso, parte quella che non sentivi da una vita e ti viene spontaneo:
«Uuuuuh, bellaaaa questaaaa! Madòòò, non la ricordavo!»
E vai col sospiro.

Poi, a un certo punto, arriva Baglioni.
Oh. Non me l’aspettavo.

A lui penso meno. Se mi prende la nostalgia musicale è più facile che finisca sui Culture Club o su Mike Oldfield. Anche se poi ci sono certe sue canzoni che stanno appiccicate a pezzi della mia vita e da lì non si schiodano.

E invece eccolo lì.
E tu come stai?

La lascio andare. Poi sento:
«seduto accanto ad un dolore»
e subito dopo:
«tu come stai?»

Ostrega.
Aspetta un attimo.

E poco più avanti:
«tu come vivi
come ti trovi»

Ecco.

Questa domanda io la faccio praticamente ogni giorno.

Quando vedo un appuntamento in agenda so chi verrà, so quale trattamento ha prenotato. A volte conosco quella persona da anni. Ma come arriverà, quello no.

Può aver prenotato per un dolore e presentarsi con quel dolore ancora lì, bello presente. Ma nel frattempo può essere successa la vita.

Una notte dormita male, una discussione, una preoccupazione che non molla. Oppure qualcosa di bello e ancora addosso l’eccitazione. O magari, apparentemente, non è successo proprio niente. Eppure qualcosa è diverso.

Così, quando quella persona entra, prima o poi glielo chiedo:
«Tu come stai?»

A volte bastano poche parole. Altre ne vengono fuori parecchie. Qualche volta mi dice già molto il modo in cui entra, si siede, si muove.

Il trattamento prenotato c’è, certo. Solo che adesso davanti a me c’è una persona.

E allora magari integro qualcosa, mi soffermo di più da una parte, meno da un’altra. Qualche volta posso anche proporre di cambiare trattamento, se quello che emerge mi fa pensare che, in quel momento, possa essere più utile altro.

Lo faccio da tanto tempo. Talmente tanto che non ci penso quasi più.

Poi arriva Baglioni e mi piazza davanti uno:
«seduto accanto ad un dolore».

Ostrega, Claudio.

Il dolore lo vedo.
Ma voglio sapere come sta quello seduto lì accanto.

E niente.
Io volevo solo ascoltare un po’ di musica.

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Sono un’operatrice olistica. E qualche volta mi girano i balloons.

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